È uno dei tre colori primari, è il primo colore dell’arcobaleno, l’ultimo nella bandiera italiana, lo troviamo al centro nella mazzetta Pantone.
In Abar invece è il filo conduttore di una famiglia: attraversa due generazioni nel tessere un progetto imprenditoriale avviato dal padre.
Da giovane aveva i capelli rossi è così scelse quella personale caratteristica per dare un tratto distintivo alla sua azienda.
Quale elemento più riconoscibile di un proprio colore per attribuire alla realtà che stava creando il simbolo della proprietà.
Rosso scarlatto, rosso vermiglione, rosso corallo, rosso cremisi, rosso pompeiano: l’arco cromatico del rosso contempla più tipi di colore.
Il padre però aveva bene in testa a quale rosso legare la cartotecnica Abar.
Era il rosso di un pacchetto di sigarette.
Il rosso delle Muratti: il rosso Pantone 485 C.
Quando nacque la prima figlia scelse per lei il nome Tiziana.
Due anni dopo arrivò la prima sorella e la fece battezzare dal sacerdote con il nome Fulvia.
La famiglia Lo Duca si allargò quattro anni dopo: chiamò Rubina la terzogenita.
Aveva già pronto il nome per la quarta nel caso fosse arrivata: Rossella.
È come se fin dalla nascita di Abar il papà di Tiziana, Fulvia e Rubina avesse annodato un filo rosso all’azienda.
E con la loro nascita in successione avesse iniziato a estenderlo, un fiocco rosa dopo l’altro, senza mai perdere il filo che conduceva l’azienda.
Un filo rosso, il leitmotiv di Abar.
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