Aprire un giornale è come aprire un astuccio.

Una foto.
Due righe di titolo.
Una pagina.
Due colonne.
Duecentodiciotto parole.
Raccontavano la cartotecnica Abar in uno spazio del giornale dedicato all’appuntamento del CPhI a Milano.
La pagina era quella del Corriere della sera.

Impaginare un quotidiano è come progettare una scatola.
Ogni giorno una redazione crea gli spazi per foto e articoli, come a ogni progetto Abar disegna gli spazi per i foglietti illustrativi e i prodotti farmaceutici.
Tra le loro pieghe i fogli di un giornale illustrano i fatti e le opinioni, le storie e le cronache, le immagini e i grafici.
Dentro il proprio spazio volumetrico l’astuccio di Abar ospita le invenzioni delle aziende farmaceutiche e le parole scritte che spiegano come funzionano.
Un astuccio di Abar passa per tante mani prima di finire nelle mani del cliente, come la bozza di un giornale passa sotto tanti sguardi prima di finire sotto gli occhi del lettore.
Quando ci arriva, ci arriva nel suo stato di stampa migliore.
La testata come un marchio, le parole corrette messe in riga nelle lunghe colonne, i colori vivi messi a registro nelle larghe fotografie.
A quel punto, aprire un giornale è come aprire un astuccio di Abar.

Quando l’11 novembre abbiamo aperto il giornale ci siamo visti dentro la scatola dell’informazione tra le più autorevoli in Italia.
Ci siamo rivisti nelle duecentodiciotto parole che occupavano lo spazio di due colonne, una foto e due righe di titolo.
Era l’ospitalità della pagina del Corriere della Sera.

Make it with Abar’s Touch!

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